Nostro, loro o di nessuno?

Quanto ne sappiamo veramente di Patrimonio Culturale Italiano? Cos’è? Abbiamo capito realmente di cosa si parla?

In queste ultime settimane sono ritornata sui libri per una possibile nuova esperienza di studio, non ne sono ancora del tutto sicura,e le parole che ricorrono continuamente sono patrimonio culturale, patrimonio architettonico, restauro, identità nazionale, musei ecc.

Prima di adesso, e me ne vergogno un po’ ad ammetterlo visto il fatto che abbia studiato architettura, non avevo ben compreso la complessità del tema e le preoccupanti sorti che potrebbero attendere il nostro patrimonio. Senza annoiarvi troppo con le definizioni che leggi e codici ne danno, voglio darvi questa, che è per me quella più carica di significato:

Il patrimonio culturale è il deposito della memoria storia e appartiene a tutti i cittadini italiani.

Voi immaginereste mai la piazza della vostra città privata del castello o della fontana che sta lì da secoli? O immaginereste mai il teatro regio di Parma che non mette più in scena Verdi? O potreste mai immaginare la biblioteca universitaria di Bologna svuotata dei suoi libri e manoscritti? O i Cento laghi dell’appenino tosco-emiliano prosciugati a fini produttivi? O un pranzo della domenica senza la lasagna o la cassata? (Magari l’accoppiata pranzo-monumento è un po’ un azzardo, ma è per rendere l’idea del significato di memoria storia e tradizione :D):

parmaAd ogni modo, certo che no! Perchè quella piazza non sarebbe più quella piazza, e i cento laghi sarebbero solo delle grandi buche tra gli alberi, o la  biblioteca solo una gran bella stanza vuota, o il pranzo della domenica il solito pranzo di tutti giorni! Tutto questo e molto altro fa parte di noi, di quello che siamo e di quel bagaglio di valori che da secoli ci portiamo dietro ( anche se certi non l’hanno ancora capito).

In Italia, direi per fortuna e non so ancora fino a quando, viste le derive degli ultimi anni, abbiamo delle leggi e dei codici, una cultura e tradizione della conservazione e del restauro, per cui monumenti grandi e piccoli, centri storici, più o meno famosi, musei, palazzi, fontane, paesaggio, mari, laghi, fiumi, musica, letteratura e poesia, sono concepiti, tutelati e valorizzati tutti sullo stesso piano. Perchè la forza di questo martoriato paese non è il singolo monumento ma tutto l’insieme, la continuità tra quel monumento e il tessuto della città che lo ha generato, la conformazione del paesaggio che ha determinato quella città con quelle precise fattezze, la storia e gli uomini che da lì sono passati. I continuum culturale è il bene più prezioso del patrimonio italiano e quindi della nostra memoria (non dimentichiamocene please).

Ma perchè oggi sono tanto preoccupata e a tratti scioccata? Bene preparatevi! Chi mi conosce sa che ogni tanto la mia soglia dello “scioccamento” è un tantino più alto degli altri, ma questa è grossa. E la cosa che più mi sconvolge è che non ne ho avuto la profonda percezione fino a quando non mi sono rimessa sui libri (si al tg avevo sentito la notizia, ma celata in altre vesti) ed in giro non mi pare ci sia stata la giusta risonanza.

Pronti, partenza, via! Tralasciando il fatto che negli ultimi 15/20 anni, per ogni governo che si è succeduto, ci siano state riforme che in un modo o nell’altro hanno intaccato, indebolito ed impoverito la struttura dei beni culturali [Veltroni (1998), Melandri (2001), Urbani (2003), Rutelli (2007), Bondi (2009)] e già questo lo trovo abbastanza sconvolgente, come se per legittimarsi bastasse fare una modifichina qui e un taglio lì e il gioco è fatto (vedi anche Istruzione). Ma passando alla parte seria, voi lo sapevate che il nostro governo, per volontà del nostro Ministro dell’economia, in accordo con quello dei Beni Culturali, può mettere in vendità il nostro patrimonio storico e artistico? Adesso non vi starò a spiegare per filo e per segno il Decreto Tremonti (inserirò link e riferimenti a fondo pagina), e voglio anche premettere che qui non si parla più di cosa abbia fatto la destra o la sinistra, perchè in questo caso negli anni entrambi gli schieramenti hanno partorito leggi, decretini e porcherie varie, che non hanno fatto altro che spianare, mattoncino dopo mattoncino, la strada per la dismissione del patrimonio e il sabotaggio della struttura amministrativa dei beni culturali.

gallipoliQuindi c’erano una volta due S.p.a., la “Patrimonio dello Stato S.p.a.” e la “Infrastrutture S.p.a”, nate con una legge carina carina nel 2002. La prima viene istituita “per la valorizzazione, gestione e alienazione del patrimonio dello Stato nel rispetto delle finalità proprie dei beni pubblici […] e ad essa possono essere trasferiti tutti i beni immobili facenti parti del patrimonio disponibile e indisponibile dello Stato, nonchè tutti i beni del demanio”, e quindi anche il patrimonio storico e artistico. Al di là delle finalità e compiti questa è una società pubblica. A questo si aggiunge che i beni della “Patrimonio dello Stato S.p.a.” possono subire un ulteriore trasferimento di proprietà, con il benestare del Ministro dell’Economie e di quello dei Beni Culturali, alla “Infrastrutture S.p.a”, società aperta anche al capitale privato. Adesso la situazione si fa interessante, perchè quest’ultima emette obbligazioni e le colloca presso il sistema bancario, garantendone il valore  mediante i beni pubblici, posti in vendita a prezzi inferiori a quelli di mercato. Ora i termini di rimborso di quei titoli variano da 1 a 3 anni e in caso di mancata vendita quei beni diventano di proprietà delle banche.

In sostanza per diminuire il cronico bilancio dello stato, si emettono titoli garantiti dal patrimonio dello stato e scontabili presso il sistema bancario. Ergo se un giorno la situazione economica dell’Italia dovesse ulteriormente aggravarsi, non ci sono problemi, abbiamo un patrimonio culturale e artistico che vale secondo Tremonti 2000 miliardi di euro e per facilitare le vendite lo mettiamo pure in saldo. E’ ovvio che una situazione del genere è paradossale e assurda, e che sia il ministro che il presidente del consiglio di allora, B., si sono presto affrettati a dichiarare che il Colosseo non sarebbe mai stato venduto e che era “demoniaco” ipotizzare scenari apocalittici di svendita del nostro patrimonio, in quanto tutto questo avrebbe incontrato il limite morale di chi governa. E dove si piazza questo limite in apparati di governo che nell’ultimo decennio hanno smembrato l’apparato amministrativo dei beni culturali, ridotto i fondi, confuso le professionalità e che si riproponevano di vendere l’intero complesso dei Fori Imperiali? E cosa ci garantisce che negli anni avvenire governanti sempre più scansonati, ignoranti e incuranti della memoria storia del paese non decidano di appellarsi alla carta scritta, alla legge, piuttosto che alla morale umana? E quindi cosa succederà ai monumenti e ai musei minori? Al tessuto dei piccoli borghi italiani e a tutto ciò che agli occhi dei più è “solo” bene minore? E cosa toccherà ai depositi dei nostri musei?

La vera ricchezza ed unicità italiana non sta nei grandi e famosi monumenti e musei che costellano la nostra penisola, ma nel “prodigioso continuum che lega le opere alte e il tessuto connettivo della città che le ospitano, nel rapporto tra patrimonio evidente e patrimonio latente”. Eliminato quello, cancelliamo l’Italia, cancelliamo noi stessi.

A preoccupare ulteriormente la situazione fu sempre nel 2002 la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di un amplissimo supplemento, l’elenco dei beni di proprietà pubblica dei quali veniva dichiarato il valore in moneta. Un prezzario insomma. Anche qui si affrettarono a dichiarare che quei beni non erano in vendita (per ora) ma che quella lista era ai soli fini conoscitivi. Qui la cosa puzza, spero anche a voi. Ma è così sbagliato intendere quella lista come il menu dal quale Ministro dell’Economia a braccetto con quello dei Beni Culturali, potranno scegliere cosa piazzare sul mercato e cosa no? Tempi duri…hanno messo su un ordigno ad orologeria, pericoloso e devastante, che potrebbe disintegrare e cancellare il nostro patrimoni, la nostra memoria, la nostra identità. Lo Stato divorerà se stesso e la sua memoria? Meglio dire la Nostra Memoria, visto che ha già dimostrato quanto poco gli importi preservarla. E’ importantissimo che tutti noi italiani prendiamo maggior coscienza della strettissima relazione che vi è tra Cultura, Storia, Patrimonio, Identità e Tradizione (ve la ricordate la lasagna?), perchè qualsiasi minaccia al patrimonio è minaccia al nostro DNA, alla nostra identità, a tutto quello che fa di noi italiani. Dovremmo tutti diventare i Guardiani della nostra Eredità Culturale. Voi cosa volete essere?

 

templi-2Ho finito, promesso, ma voglio prima condividere un articolo della stampa tedesca in relazione a questi fatti, dal titolo “Vendesi Italia”:

Ora si può cedere, a buon mercato, l’Italia. Quanto costa una spiaggia all’Elba? Neppure cinque milioni di euro. E quanto costa un’isola al largo della costa toscana? Pianosa, Gorgona, Giannutri – tutte quante sono in vendita e per di più a buon prezzo. Pianosa a esempio, compreso il carcere di alta sicurezza, per otto milioni di euro. Alquanto superiore è il valore stimato di catasto di San Vittore, cadente e da anni sovraffollato carcere milanese: venti milioni di euro. […]
I terrificanti progetti del governo Berlusconi sulla privatizzazione e la vendita dei beni patrimoniali del Paese prendono lentamente forma: che fra i beni immobili da vendere quanto prima vi siano un paio di malfamate prigioni, che si sarebbe dovuto chiudere da molto tempo, significa proprio che ora in Italia si vuole procedere apertamente secondo il principio “(fare) andare in rovina” o “svendere”. O meglio ancora e in caso di dubbio: per prima cosa far andare in rovina e poi rapidamente vendere a prezzo ridicolo. Dopo che già più volte e pubblicamente si è dichiarato di stare pensando alla vendita delle proprietà dello Stato per il risanamento delle finanze pubbliche – e soprattutto proprio dei beni culturali, dei luoghi significativi per la storia e la cultura del Paese e dei relativi tesori d’arte– in questi giorni si è fatto un inventario: buone ottocento pagine totalizza […]
Privatizzazione della bellezza
Per ora vi sono indicate le singole partite con dati catastali dettagliati, indirizzi locali e indicazione del prezzo. Tra queste vi sono spiagge, tratti di costa e isole, intere zone di campagna e quartieri di città, su e giù per l’Italia. Innumerevoli viali, strade e palazzi, anche se non sempre i più belli: non vi sono né il Palazzo Vecchio, né il Palazzo Medici, né il Quirinale e neppure il Palazzo dei Papi; i beni ecclesiastici non ancora secolarizzati sono pure essi esclusi dai piani di vendita, per motivi giuridici di proprietà. Non sono neppure in totale vendita le isole italiane – come Pianosa. L’isola di Pantelleria, situata davanti alle coste orientali della Sicilia, affascinante ed essenziale idillio vulcanico – come pure il gruppo sardo de La Maddalena con le sue coste meravigliosamente belle – cadranno sotto il martello [del battitore d’asta] soltanto a piccole dosi. Il comune di S. Elmo per centomila euro, la Punta Spadillo per centoventicinquesima euro.
Più caro è soltanto un pezzo della terraferma: il Lungarno della Zecca a Firenze, a esempio, per lauti 13 milioni di euro. Peraltro il divario fra Nord e Sud fa sì che il Lungomare Nazario Sauro nella lontana Bari di Puglia si possa portar via ad un prezzo al confronto più vantaggioso: per scarsi 5,7 milioni di euro. Per una miseria vengono via gli Abruzzi: le famose rovine della colonia romana di Alba Fucensis, fondata nel 303 a.C. su reperti archeologici di tempi preistorici, con foro, terme, mercato, le strade ancora pavimentate con le antiche lastre, come pure le sorgenti e le latrine, sullo sfondo di montagne incoronate dalla neve, per ridicoli quarantamila euro.
[…] Altri cataloghi dovrebbero uscire prima della fine dell’anno, nei quali saranno elencati e definiti con precisione i capolavori in vendita con i loro “storici” valori di stima in quattrini [ndt.: ironico, si riferisce alle stime dei secoli passati] ed euro. Evidentemente l’Italia sta per privatizzare il suo passato e le sue bellezze.
Silvio Berlusconi è ritenuto, anche fuori dai confini del suo Paese, un avvocato della modernizzazione. È veramente giunto il momento di demolire questa diceria. Infatti quello che quest’uomo per la sua natura sta facendo alla sua nazione appartiene alla “Kameralistik” [ndt.: antiquato sistema di stima e contabilità pubblici, che nei Comuni tedeschi è ora sostituito dalla partita doppia] del diciottesimo secolo. Gli uomini moderni invece hanno da tempo compreso che la cultura e la bellezza fanno parte delle infrastrutture di un Paese.”

Sueddeutsche Zeitung, 22 agosto 2002, Il catalogo è finalmente pronto. Uno Stato vende la sua cultura. di Volker Breidecker

Qui il link dell’articolo completo: http://www.ildialogo.org/estero/estero2782002.htm

E’ stato illuminante per capire tutto questo pasticcio leggere Italia s.p.a. di Salvatore Settis, che per capirsi è un importante archeologo e storico dell’arte. Ve lo consiglio. Non è una lettura pesante, è un piccolo libro scritto in maniera brillante, sarcastica, a tratti comica, ma che meglio non potrebbe descrivere lo stato in cui versa il patrimonio italiano. All’interno vi è anche una panoramica del decreto Tremonti.

 

 

 

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