LONDRA| 4 GIORNI, 2 CUORI e 4 SUOLE DI SCARPE CONSUMATE (parte 2)

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Considerando che a breve farò un altro viaggetto (forse 2) magari è meglio che finisca di parlarvi della mia 4 giorni a Londra. Certo che a volte sono pigra! Aggiungici poi che “il niente ci fa” ogni tanto fa cilecca, cose da fare ed impegni, son passate settimane e devo ancora scrivere la parte 2.

Oggi però ci sono. Sono carica e soprattutto senza niente da fare (vi pregoooo trovatemi un lavorooooo) quindi pronta a scrivere.

Dove eravamo rimasti….

GIORNO 3

  • Portobello Road
  • The British Museum
  • Central St. Giles
  • Soho

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C’è un’unica cosa che devi fare il Sabato mattina a Londra : mercatino dell’antiquariato a Portobello Road. Scendiamo con la metro a Notting Hill e percorriamo delle tenere stradine dai colori pastello e coi giardini ordinati. Il contesto è idillico, effimero, una nuvola di zucchero filato rosa, se non fosse che a fare da contrasto a quella perfezione immobile c’era un biscione di persone che insieme a te batteva lo stesso passo sull’asfalto, facendosi avanti quasi famelica verso la famosa Portobello Rd. Non saprei come descrivere il momento. Eravamo in tanti, si avvertiva la vivacità del corteo, le chiacchiere, le battute e le risate. Ma tra quelle vie c’era quasi una sorta di incantesimo che abbassava i rumori e il ricordo che rimane fisso nella memoria è la pacatezza e la pace di quelle signorili facciate.

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Adriano continuava a ripetere che non si spiegava cosa ci fosse di così eccezionale in tutta quella roba vecchia!!! Uomini…non capiscono la bellezza delle cose inutili, acquistate senza un reale motivo e la cui ragione d’essere si limita ad accarezzarci la memoria tutte le volte che il nostro sguardo le incrocia…e questo è il posto giusto dove trovare pezzi di tempo da portare a casa, spendere qualcosina per una vecchia scatola di latta, qualche giocattolo datato, una di quelle tante mappe geografiche giallastre o un ciondolino d’argento, reso intramontabile da quel sottile strato di vecchiume che lo ricopre.

 

Se anche voi amate vecchie stampe e cartine geografiche qui ne troverete a bizzeffe, non credo sempre originali, ma belle uguali. Da qualche anno ho scoperto che mi piacciono e mi affascinano tantissimo, per non parlare dei mappamondi. Poi vi segnalo che c’è un negozzietto meraviglioso di giacche, cappotti, sciarpe e maglioni di lana dall’inconfondibile gusto british, leggermente hipster, ma di classe e anche un po’ caretto. Ma dulcis in fundo alla fine della strada troviamo ciò che fa riprendere un po’ Adri: una sorta di villaggio di street food, dove già alle 10:30 del mattino eravamo immersi in una nube di frittura, spezie, note acidule e salsa barbecue. Mi vergogno a dirlo, ma non abbiamo resistito. Abbiamo praticamente mangiato senza fame, anticipando il pranzo di ore, per il solo gusto di provare quella roba deliziosa. Siamo dei ciccioniiiii!!!

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Comunque finito il giretto a metà mattinata ci rimettiamo in metro verso il British museum. Stancante credo come nessun altro museo io abbia mai visto, ma BELLISSIMO!!! Tutta la storia dell’umanità alla portata di tutti. Pezzi di mondo davanti ai tuoi occhi in una volta sola. L’architettura e la luce della parte centrale lascia senza fiato, per quanto sia equilibrata e maestosa. Le altissime teche di legno dell’enlightement room del piano terra, illuminata dalle alte finestre superiori. I colori forti o delicati e misurati di ogni ambiente espositivo. L’illuminazione degli spazi. I percorsi tematici. Le tante attività per bambini. Il bookshop e le caffetterie (e i tavoli dei dolci)…insomma un incanto. Ci è piaciuto anche di più perchè molti oggetti li conoscevamo già. A me ed Adri piacciono tanto i documentari (alzi la mano chi non ama gli Angela, padre e figlio) e quindi come fa a non piacerti un posto così!!??? Io vi consiglio di non perderlo assolutamente. E’ bellissimo, gratis e poi diciamocelo, la cultura non hanno mai fatto male a nessuno.

Usciti da lì, nel tardo pomeriggio, ci siamo incamminati a piedi verso Soho e Piccadilly , girando per le viuzze a sentimento, piene di locali , café e pub super cool. Ma non potevo lasciare quella zona senza aver prima visto una cosa: il Central St. Giles di Renzo Piano.

Ho detto già che non sono molto per l’architettura gigante di acciaio e vetro, spesso troppo fredda ed impersonale, ma questo complesso è veramente molto bello. Renzo Piano e il suo workshop ha il pregio di considerare aspetti che spesso molte archistar tralasciano in un progetto, quali l’appartenenza ad un contesto, i fattori climatici, d’illuminazione e di efficienza energetica. Questo ne è un bell’esempio. I colori e il disegno delle facciate ceramiche prendono ispirazione da quelli del quartiere e l’immenso complesso è frammentato in porzioni che si orientano diversamente per favorire un miglior apporto di luce naturale. Tutto quel colore in una volta sola, in una città un po’ grigina, diciamo che è stato un colpo da maestro.

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Abbiamo voluto concludere il giro di visite per quel giorno lì, anche se in programma avevamo il mercato coperto di Covent Garden, che io vi suggerisco di vedere. E’ molto caratteristico e pieno di cose buone da mangiare, musica dal vivo e negozzietti vintage. Noi lo abbiamo sacrificato per una pizza come Dio comanda. Vivendo in Irlanda, era parecchio tempo che non mangiavamo una buona pizza napoletan style, con i bordi belli alti e morbidi. Sarà stata la voglia di coccole, ci siamo fiondati prestissimo dai Fratelli la bufala. La pizza era buonissima e tutto lo staff italiano. Per un istante mi sono sentita a casa.

GIORNO 4

  • the Breakfast Club
  • Tate Modern
  • Borough market
  • Tower Bridge

La colazione è il pasto più importante della giornata ed io sono la più accanita divulgatrice di questa preziosissima verità. Quindi su suggerimento di una coppia di amici, Domenica mattina andiamo a fare colazione in un posto chiamato The Breakfast Club, che il fortunatissimo caso ha voluto si trovasse non molto lontano da i posti sulla nostra tabella di marcia. E’ un mini cosmo american style nel cuore di Londra. Ce ne sono duo o tre in centro e vi dico solo che si possono fare lunghissime file per un posto a sedere. Noi siamo stati molto fortunati perchè abbiamo aspettato solo pochi minuti, quelli dopo di noi un po’ meno. Prendiamo posto. Pareti rosa, bancone in stile cafè americano, panche di pelle e legno bruno alle pareti.

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Do un occhio al menù. Non vi dico la mia delusione nel vedere che, escluse DUE SOLE voci, c’era solo roba salata. Ad Adriano brillavano gli occhi: hamburgher, salsicce, pancetta, uova, maionese e fagioli. Il mio cuore piangeva. Per me la colazione è tassativamente dolce. Mi consolo ordinando i Pancake con frutta, sciroppo d’acero e crema. Signori, ok magari la scelta del dolce era estremamente limitata, ma la bontà era divina. Tralasciando il fatto che si trattava di una pila infinita di pancake, la loro morbidezza era celestiale e l’accoppiata frutta e sciroppo d’acero fin troppo facile per poter sbagliare. Usciamo di lì soddisfatti e lasciandoci una fila infinita di gente alle spalle.

Direzione arte moderna, direzione Tate Modern. Inizio dicendovi che non è un museo per tutti. Anch’io a volte ho fatto fatica a capire cosa avessi davanti. Ma l’architettura è una meraviglia. Vecchia centrale elettrica a carbone, è stata riconvertita a museo dal famoso studio svizzero Herzog & de Meuron. Terminato nel 2012 con l’espansione della piramide, il Tate è oggi il museo d’arte moderna più frequentato al mondo e io vi consiglio di non perderlo. Armatevi di umorismo, apertura mentale e leggerezza. Fatevi affascinare dagli spazi, dalla luce e dalle esposizioni a volte incomprensibili e a volte cariche di significato. Godetevi Rothko, Picasso, Dalì, Boccioni, l’Abramovic, Magritte, Cèzanne, Modigliani, Pollock, Van Gogh e tantissimi altri artisti ancora e tutte le esposizioni temporanee.

Era ora di pranzo, e visto che ci trovavamo in quella zona non potevamo perderci il Borough market. Tante cose buone da mangiare, bancarelle di tutto e da tutto il mondo, dolci, carne, fritto, vegetariano e vegano. Ma sopratutto l’ho messo in programma proprio la domenica, perchè quel giorno c’era il festival dell mele, e io signori le A D O R O R O. Il mio è un amore ritardatario, diciamo maturo che fa figo. Fino a qualche anno fa, la giovane me la frutta d’inverno non la guardava neanche, mentre adesso non riesco a concludere un pasto senza una mela. Amore puro, tanta cannella e nessun medico intorno.

E’ stato proprio bello trattenersi lì per l’ora di pranzo. C’erano angoli dove ai bambini venivano raccontate storie, seduti su balle di paglia, carretti di legno colmi di mele di varietà sconosciute, gruppetti musicali e un angolo showcooking, dove ho pure arraffato qualche pezzetto di torta di mele e agguantato il foglio con le ricette. Insomma proprio proprio un bel posticino.

Il nostro viaggetto si conclude con una passeggiata sulle rive del Tamigi, lungo quel percorso porticato che collega London Bridge con Tower Bridge. Ottimo punto da dove fotografare il ponte e la City sull’altra sfonda del fiume.

Ci siamo trattenuti un po’ nelle vicinanze della City Hall, il modernissimo cuore amministrativo della città e poi dritti in aeroporto, stanchi, ingrassati di 5 kg ciascuno ma tanto tanto soddisfatti di aver visto una metropoli così vibrante, colorata e piena di bellezza, cultura e contraddizioni.

Che Dio salvi la Regina!!!

CONSIGLI UTILI

  • Non siate schizzinosi a tavola, non fiondatevi su fast food o sicuri ristoranti italiani (noi eravamo giustificati ;D).  Non è vero che a Londra si mangia male. Provate le infinite cucine che una grande città ha da offrire.
  • Non abbiate paura dell’inglese. Qui è comprensibile, è in Irlanda che non si capisce come diavolo parlano. E poi non temete, al di là di ogni angolo, dietro ogni bancone e grembiule da cameriere c’è sempre un italiano. Siamo rimasti sconvolti di quanti ce ne siano. Non c’è stato un posto in cui abbiamo mangiato dove non c’era almeno un cameriere italiano: la Royal Albert Hall, il fast food con le aragoste, il cafè della national gallery, la pizzeria (ovvio), bar sparsi per la città, ovunque e per fortuna :D.
  • Camminate a sentimento. Infilatevi nelle viuzze che vi fanno più simpatia. Troverete sempre bar fighissimi e locali inaspettati.
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